Un messaggio su WhatsApp, apparentemente inviato da un ente pubblico o da un servizio noto. Un link per “verificare un account”, “evitare la sospensione” o “ritirare un rimborso”. Pochi secondi, un clic impulsivo, e il dispositivo diventa il primo punto di ingresso di un attacco più ampio.
Negli ultimi mesi, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha segnalato una nuova campagna di phishing veicolata proprio tramite WhatsApp, con messaggi che imitano comunicazioni istituzionali e inducono l’utente a inserire credenziali su pagine fraudolente. Anche il CSIRT Italia ha rilanciato l’allerta attraverso i propri canali ufficiali.

Non si tratta solo di truffe individuali: questi attacchi sono sempre più spesso la fase iniziale di operazioni strutturate che possono evolvere in furto di identità, compromissione aziendale e persino ransomware.
Come funziona la campagna phishing su WhatsApp
Le segnalazioni pubblicate dall’ACN descrivono messaggi che sfruttano il senso di urgenza: presunte anomalie amministrative, notifiche di sicurezza o richieste di aggiornamento dati. Il link incluso conduce a pagine che replicano loghi e grafica di enti ufficiali.
Secondo il rapporto ENISA Threat Landscape 2024 di ENISA, il phishing rimane il vettore di attacco più utilizzato in Europa, soprattutto quando combinato con dispositivi mobili e piattaforme di messaggistica istantanea.
Il problema è amplificato da tre fattori:
- L’uso massivo di WhatsApp in ambito personale e professionale
- La fiducia automatica verso notifiche ricevute su smartphone
- L’assenza di controlli di sicurezza aziendali su dispositivi personali
Come approfondito nella nostra guida su che cos’è il phishing, l’evoluzione delle tecniche di ingegneria sociale rende sempre più difficile distinguere un messaggio autentico da uno fraudolento.

Dal messaggio al ransomware: la catena dell’attacco
Molti sottovalutano il phishing su WhatsApp perché lo considerano una semplice truffa. In realtà, può essere il primo passo verso un attacco strutturato.
Il meccanismo tipico segue questa sequenza:
- L’utente riceve il messaggio e clicca sul link.
- Inserisce credenziali aziendali su una pagina clone.
- Gli attaccanti accedono ai sistemi interni tramite VPN o email.
- Viene effettuato movimento laterale nella rete.
- Si distribuisce ransomware dopo giorni o settimane di permanenza silente.
Secondo il Rapporto Clusit 2025 sulla Cyber Sicurezza in Italia e nel mondo , il tempo medio di permanenza non rilevata di un attaccante può superare i 70 giorni, periodo durante il quale vengono disattivati backup e raccolti dati sensibili.
Andrea Baggio, CEO di HelpRansomware, sottolinea:
“Il phishing su WhatsApp non è un episodio isolato, ma spesso l’inizio di una crisi. La velocità del clic supera la velocità della consapevolezza: è lì che dobbiamo intervenire.”
La sicurezza dei dispositivi mobili, come spiegato nella nostra analisi sulla sicurezza dei dati mobili, è oggi un elemento strategico e non più opzionale.
Azioni di mitigazione immediate
Quando si riceve una richiesta di denaro o una comunicazione sospetta tramite social network o servizi di messaggistica come WhatsApp, è fondamentale agire con lucidità e metodo. Le campagne segnalate dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale dimostrano che l’urgenza è l’elemento psicologico più sfruttato dagli attaccanti.
In presenza di messaggi sospetti, si raccomanda di:
- Verificare sempre la veridicità della comunicazione
- Diffidare di richieste urgenti o anomale
- Non rispondere al messaggio
Queste azioni semplici ma tempestive possono interrompere la catena dell’attacco prima che evolva in compromissione delle credenziali o accesso non autorizzato ai sistemi aziendali.
Nel caso in cui sia già stato effettuato un pagamento, è fondamentale:
- Contattare immediatamente il proprio istituto bancario per tentare il blocco della transazione.
- Sporgere denuncia alle autorità competenti, fornendo tutte le informazioni disponibili (numero, screenshot, URL, orari).
La rapidità in questa fase può fare la differenza tra una perdita contenuta e un danno finanziario significativo.
Protezione degli account: la prima barriera contro l’escalation
Oltre alla gestione dell’emergenza, è essenziale rafforzare la sicurezza degli account personali e aziendali. Molti attacchi ransomware iniziano proprio dalla compromissione di credenziali sottratte tramite phishing mobile.
Si raccomanda quindi di:
- Utilizzare password complesse e univoche per ogni servizio.
- Abilitare sempre il secondo fattore di autenticazione (MFA), soprattutto su email, servizi cloud e piattaforme aziendali.
- Mantenere aggiornati sistema operativo e applicazioni, poiché molte campagne sfruttano vulnerabilità già note e corrette dai produttori.
Secondo il NIST (2024), l’adozione combinata di MFA e gestione sicura delle password riduce drasticamente il rischio di compromissione iniziale.
Come ricorda Juan Ricardo Palacio, CoFounder & CEO America di HelpRansomware:
“La mitigazione non inizia dopo l’attacco, ma nel momento in cui scegliamo di verificare prima di cliccare. Ogni controllo in più è una barriera in meno per l’attaccante.”

Conclusione: la minaccia è silenziosa, la risposta deve essere strategica
Il phishing su WhatsApp non è solo un fenomeno passeggero né una semplice truffa digitale. È un segnale chiaro di come il perimetro aziendale si sia spostato: oggi passa attraverso smartphone, app di messaggistica e comportamenti quotidiani. Gli attaccanti non forzano più le porte: aspettano che qualcuno le apra.
Un messaggio urgente, un link apparentemente innocuo, pochi secondi di distrazione possono trasformarsi nell’inizio di una crisi informatica con impatti economici, operativi e reputazionali rilevanti. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere la minaccia così efficace.
La vera differenza non sta nell’assenza di attacchi — che ormai sono inevitabili — ma nella capacità di riconoscerli in tempo, mitigarli rapidamente e impedire che evolvano in incidenti più gravi come il ransomware.
Proteggere gli account, verificare le richieste sospette, attivare l’autenticazione multifattore e strutturare un piano di risposta non sono più opzioni tecniche: sono scelte strategiche.
Affidarsi a partner specializzati come Helpransomware significa trasformare la prevenzione in un vantaggio competitivo, riducendo il rischio prima che si trasformi in crisi.



